NicolPozzi
16-11-2010, 10:14 AM
Subito dopo la fine di Juventus-Roma, Marotta e Del Neri, direttore generale e allenatore del club bianconero, si sono presentati ai microfoni di Sky e di Mediaset Premium e si sono scagliati contro l'arbitro Rizzoli. Due i capi d'accusa: 1) aver concesso un rigore alla Roma, dopo punizione battuta da Totti, per un fallo di mano di Pepe del tutto simile a quello di Boateng in Milan-Palermo (punizione battuta da Miccoli), mani che l'arbitro Banti non sanzionò; 2) aver costretto Chiellini, sanguinante al capo, a uscire dal campo per farsi tamponare la ferita, impedendogli così di prendere parte all'ultima azione del match, un calcio di punizione a favore dai 20 metri. In un duetto all'unisono ben concertato e di rara spietatezza, Marotta e Del Neri si sono lanciati in un j'accuse talmente duro, e carico di rabbia e livore, da indurre chiunque – chiunque non avesse visto la partita - a pensare che Rizzoli dovesse proprio averla fatta grossa, ai danni della Juventus. Peccato che prima si fosse svolta (e si fosse vista) la partita. Una partita in cui, dal punto di vista degli episodi discussi, era successo questo: A) Sull'1-0 per la Juventus l'arbitro non vede un netto rigore per la Roma per atterramento di Mexes da parte di Chiellini (che per la cronaca, dopo aver steso il romanista in scivolata, si alza e va ad insolentirlo come si fa con i simulatori alla Krasic, per capirci); 2) Pochi minuti dopo, Rizzoli assegna un rigore alla Roma perché Pepe, in barriera, respinge a braccio aperto il tiro su punizione di Totti: rigore ineccepibile, così come ineccepibile è l'ammonizione a Pepe; 3) all'inizio del secondo tempo, Pepe scalcia da dietro Menez nel tipico fallo di frustrazione: sarebbe fallo da ammonizione (e quindi, come secondo giallo, da espulsione) che l'arbitro derubrica però a fallo qualunque, graziando così il giocatore juventino.
Ricapitolando: in due dei tre episodi-chiave del match, l'arbitro ha danneggiato la Roma (e favorito la Juventus) negandole dapprima un rigore e decidendo poi di non espellere lo juventino Pepe; nel terzo episodio, l'unico correttamente interpretato, Rizzoli ha invece assegnato un giusto rigore alla Roma per il mani in barriera commesso da Pepe. In pratica, nella classifica dei favori e dei torti, la Roma vince 2-0 per torti subiti e la Juve vince 2-0 per favori ricevuti. Eppure, nonostante questo, a fine partita succede quel che tutti abbiamo visto: i dirigenti juventini che si scagliano contro l'arbitro Rizzoli con un'asprezza degna di miglior causa.
Insomma, gli arbitri sono avvisati (e il designatore Braschi pure); se in Genoa-Juventus, domenica prossima, Quagliarella o Iaquinta o Del Piero dovessero far gol con una mano come Maradona in Argentina-Inghilterra, non si azzardi l'arbitro ad annullare il gol: perché se non venne annullato a Maradona a Mexico '86, non dev'essere annullato nemmeno a Quagliarella (o a Iaquinta, o a Del Piero) oggi. Così almeno la pensano Marotta e Del Neri, novelli dottor Jeckyll e mr. Hide del pianeta-pallone, che in questi mesi di militanza bianconera sono stati sottoposti a un vero e proprio lavaggio del cervello: un corso di “juventinismo acuto” che ha dato subito risultati spettacolari. Eh sì. Perché dopo il clamoroso rigore negato al Brescia mercoledì sera in Brescia-Juventus (sgambetto di Bonucci a Caracciolo) e i ridicoli rigori concessi alla Juventus contro il Lecce (atterramento-farsa di Krasic), contro il Bologna (atterramento inventato di Krasic) e contro il Cesena (fallo di Pellegrino su Bonucci che era, in partenza, fallo di Bonucci su Pellegrino), vedere Marotta e Del Neri scagliarsi con tanta arroganza contro Rizzoli per un rigore sacrosanto concesso alla Roma, dopo un altro “rigore-contro” gentilmente condonato, è parso un “messaggio ai naviganti” molto chiaro. Alla Juve la parola d'ordine è diventata: “strepitare sempre, strepitare comunque”. Un anno fa, a farlo meglio di tutti era un certo Josè Mourinho. Che poi se n'è andato, lasciando vacante il titolo di campione del mondo del lamento.
Ora gli uomini da battere, nella specialità, sono Marotta e Del Neri. Agnellini a Genova, jene a Torino.
Ricapitolando: in due dei tre episodi-chiave del match, l'arbitro ha danneggiato la Roma (e favorito la Juventus) negandole dapprima un rigore e decidendo poi di non espellere lo juventino Pepe; nel terzo episodio, l'unico correttamente interpretato, Rizzoli ha invece assegnato un giusto rigore alla Roma per il mani in barriera commesso da Pepe. In pratica, nella classifica dei favori e dei torti, la Roma vince 2-0 per torti subiti e la Juve vince 2-0 per favori ricevuti. Eppure, nonostante questo, a fine partita succede quel che tutti abbiamo visto: i dirigenti juventini che si scagliano contro l'arbitro Rizzoli con un'asprezza degna di miglior causa.
Insomma, gli arbitri sono avvisati (e il designatore Braschi pure); se in Genoa-Juventus, domenica prossima, Quagliarella o Iaquinta o Del Piero dovessero far gol con una mano come Maradona in Argentina-Inghilterra, non si azzardi l'arbitro ad annullare il gol: perché se non venne annullato a Maradona a Mexico '86, non dev'essere annullato nemmeno a Quagliarella (o a Iaquinta, o a Del Piero) oggi. Così almeno la pensano Marotta e Del Neri, novelli dottor Jeckyll e mr. Hide del pianeta-pallone, che in questi mesi di militanza bianconera sono stati sottoposti a un vero e proprio lavaggio del cervello: un corso di “juventinismo acuto” che ha dato subito risultati spettacolari. Eh sì. Perché dopo il clamoroso rigore negato al Brescia mercoledì sera in Brescia-Juventus (sgambetto di Bonucci a Caracciolo) e i ridicoli rigori concessi alla Juventus contro il Lecce (atterramento-farsa di Krasic), contro il Bologna (atterramento inventato di Krasic) e contro il Cesena (fallo di Pellegrino su Bonucci che era, in partenza, fallo di Bonucci su Pellegrino), vedere Marotta e Del Neri scagliarsi con tanta arroganza contro Rizzoli per un rigore sacrosanto concesso alla Roma, dopo un altro “rigore-contro” gentilmente condonato, è parso un “messaggio ai naviganti” molto chiaro. Alla Juve la parola d'ordine è diventata: “strepitare sempre, strepitare comunque”. Un anno fa, a farlo meglio di tutti era un certo Josè Mourinho. Che poi se n'è andato, lasciando vacante il titolo di campione del mondo del lamento.
Ora gli uomini da battere, nella specialità, sono Marotta e Del Neri. Agnellini a Genova, jene a Torino.