1974: LA PRIMA VOLTA DELLA JUVE A CESENA.

Di Carlo Vassotto

La prima volta non si scorda mai, si dice, quella della Juve a Cesena risveglia in effetti piacevoli memorie di un pomeriggio inondato da un sole quasi estivo, pur essendo appena il 7 aprile del 1974, scampolo di una stagione che andrà in archivio contrassegnata dallo storico scudetto della Lazio di Maestrelli e Chinaglia e dalla figuraccia azzurra ai mondiali di Germania.

In uno stadio improbabile, circondato da spalti che più che a tribune assomigliano piuttosto a traballanti ponteggi di un cantiere fuori legge in fatto di sicurezza, la Juve si concede all’abbraccio di una terra che è da sempre un feudo di provata fede bianconera, ma costretta stavolta a dividersi tra la passione per la Vecchia Signora e la simpatia per una volonterosa squadra romagnola giunta finalmente ai fasti della massima serie.

Vestita di blu e con il quindicesimo scudetto cucito sul petto, la compagine torinese impiega appena cinque minuti per sparigliare il match. Punizione di Causio a ridosso della bandierina sulla sinistra del fronte d’attacco juventino, cross basso e teso che Boranga ribatte in tuffo, Anastasi arpiona la respinta del portiere e batte a rete di destro in girata: 1-0.

Il gran caldo consiglia ai giocatori di procedere a ritmi di slow, la Juve controlla senza affanno la reazione dei padroni di casa che si dimostrano poco incisivi e alquanto imprecisi nei pressi dell’area di Zoff, ben presidiata da un attento Salvadore mentre Morini deve impegnarsi per contenere gli ardori del giovane Tombolato. Sulle corsie laterali Longobucco e Gentile impostano le uniche azioni di rimessa degne di nota del primo tempo innescando Anastasi che però non arriva a concludere.

Nella ripresa è ancora Pietruzzo a sgattaiolare tra due difensori cesenati e a tirare su Boranga in uscita, la palla perviene a Causio che sciupa da ottima posizione. Al 9’ Festa irrompe in area e Zoff esce a valanga toccando pallone e avversario, al 20’ è Boranga ad ostacolare il solito Anastasi in zona proibita, in entrambi i casi l’onorevole Concetto Lo Bello, il mitico principe degli italici fischietti, non fa una piega.

Dal 16’, intanto, Vycpalek ha inserito Altafini al posto di un Bettega evanescente e al 23’ ecco la zampata del vecchio José: iniziativa di Causio, Capello sfiora appena prolungando verso Altafini appostato nell’area romagnola, preciso diagonale e vittoria in ghiacciaia: 2-0.

Mancano sei giornate alla fine, la Juve tallona a tre lunghezze la Lazio che Chinaglia ha salvato a Napoli firmando una tripletta che vale un rocambolesco pareggio. L’inseguimento non sarà coronato da successo, non sempre a chi sta dietro riesce la rimonta quando restano sei tappe da correre.

Voglia il dio del pallone che la storia si ripeta…

 

 

Scritto da il 14 apr 2012 . Registrato sotto Amarcord, Eventi, Generali, News .

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