Auricchio torna all’attacco. Ma…
In un’intervista rilasciata a Vanity Fair, l’ex carabiniere Attilio Auricchio, oggi capo di gabinetto dell’amministrazione De Magistris, è ritornato a parlare di Calciopoli, caso giuridico che lo vide impegnato in prima persona in fase d’indagine. Auricchio ha giustamente difeso il proprio lavoro, scelta umanamente comprensibile, ma ancora una volta non si può fare a meno di notare qualche incongruenza fra ciò che lui sostiene e quanto realmente accaduto nel corso degli anni in questione.
Di seguito le parole dell’ex esponente dell’arma: “(…) I vari condannati sono indifendibili. Le migliaia di chiamate sono state correlate ai fatti pubblici accaduti (partite, eventi sportivi) e fatti privati (colloqui, contatti, incontri). (…) Non si può porre sullo stesso piano una conversazione tra il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, e il designatore Bergamo alle 12 di un giorno qualsiasi in cui si danno del lei e parlano dello sviluppo delle partite, con una all’una di notte tra Moggi e Bergamo, con schede telefoniche straniere, che discutono delle scelte degli arbitri. Mi sarebbe piaciuto indagare anche sull’attività ordinaria del giudice sportivo, in particolare le squalifiche dei calciatori comminate sulla base dei referti arbitrali. Non escluderei che Moggi mettesse lo zampino anche lì, “invitando” preventivamente gli arbitri a espllere questo o quel giocatore, così da togliere di mezzo avversari pericolosi per la Juventus. In cambio? Avanzamenti di carriera per gli arbitri”.
Qui non vogliamo sostituirci all’organo giudicante, nè vogliamo analizzare/contestare la sentenza prima di leggerne le motivazioni relative, ma non si capisce per quale motivo Auricchio debba continuare a sbeffeggiare chi ancora concede a Calciopoli un briciolo d’attenzione maggiore rispetto all’infinita lista di presunti esperti del settore che da qualche settimana a questa parte sono tornati a parlarne stappando bottiglie di Champagne per festeggiare la condanna degli imputati. Si legge un riferimento a match eventualmente manipolati ad arte, ma è dal 2006 che aspettiamo di conoscere una lista di partite evidentemente indirizzate in una certa maniera, ma ancora mai nessuno è riuscito a farci capire quali siano e come il tutto sia stato realizzato all’interno del rettangolo di gioco. Ci si dice che non si possono paragonare le telefonate di Moratti a quelle di Moggi per via dell’orario e del tono, come a dire che se un qualunque cittadino telefonasse ad un altro di mattina anzichè di notte, dandogli del lei e non del tu, magari minacciandolo, sarebbe meno a rischio di chi appunto sceglie di fare qualcosa del genere durante le ore notturne. E stiamo tralasciando le telefonate di Facchetti in cui sia la cordialità che gli argomenti sono simili se non identici a quelli fra i designatori e Big Lucky! Una cosa più delle altre, però, non ci è chiara: quali sarebbero queste chiamate su schede estere a cui fa riferimento Auricchio quando sostiene che l’argomento delle stesse era la scelta degli arbitri? L’unica del genere fra Bergamo e Moggi porterà ad una griglia diversa da quella che l’ex d.g. aveva pronosticato nell’intercettazione di cui stiamo parlando, e alla quale probabilmente si riferisce Auricchio. Imbarazzanti le calunnie finali: prima lascia intendere che Moggi riusciva anche a manipolare i referti arbitrali, facendola dunque in barba a milioni di persone che quotidianamente guardavano quelle partite (quando un ex guardalinee, però, gli confessò direttamente di aver ricevuto pressioni in termini di modifiche da porre in essere su un referto, lo stesso ex carabiniere rispose di non essere interessato perchè non c’era la Juve di mezzo; e non ci mettiamo qui a ricordare le parole dello stesso Auricchio ai tempi delle sue deposizioni nelle vesti di teste durante il processo di primo grado); poi parla di espulsioni preventive (non bastava la barzelletta delle ammonizioni?) in cambio di avanzamenti di carriera: peccato che qui se c’è qualcuno che ha fatto passi da gigante in quest’ottica è quel qualcuno che prima faceva il carabiniere e che ora ha le chiavi del comune di Napoli in mano, oltre al fatto che in un campo di calcio col fischietto in bocca, per lo meno in A, non è mai sceso.
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