Di Mauro Nero

Come nel 2006! Ebbene si, cari amici bianconeri, ancora una volta non è il campo da gioco il terreno di elezione per sfidare l’armata bianconera, ma i giornali, le tv, i tribunali sportivi e, soprattutto, ciò che li accomuna in una sorta di cartello colombiano, l’antijuventinismo militante.

Come ai tempi di Farsopoli, l’”ingiustizia sportiva” è riuscita, ancora una volta, a produrre un mostro logico ancorché giuridico. Un assunto apparentemente granitico, la credibilità di un uomo che si è macchiato di un’ infamia gravissima per qualsiasi calciatore, corredato da illazioni di ogni genere veicolate dal consueto can can mediatico che fa capo alle lobbyes milanesi , hanno infranto nuovamente il muro della decenza per condurre ad un deferimento vergognoso.

La prima domanda, la più ovvia, è per quale motivo sono state deferite soltanto tre persone rispetto alle trenta che affollavano la famigerata riunione sportiva?

Non servono legulei o sapienti del diritto per capire che la risposta, a mio avviso inconfutabile, a questo lapalissiano interrogativo, basterebbe da sola a smontare la credibilità di un’intera istituzione oltre che la decenza professionale di chi esercita, sotto qualsiasi forma e in qualsivoglia ordinamento, il potere giurisdizionale.

La seconda inquietante constatazione, invece, riguarda il tempo e le sedi che hanno accompagnato l’evolversi delle dichiarazioni di colui che per Palazzi è quello che “Bontate” fu per il giudice Falcone (spero che dal cielo mi perdoni l’accostamento con pseudo giudici di giurisdizioni farlocche).

Due audizioni di fronte a veri magistrati , in procedimenti penali molto importanti, non sono bastate ad estorcergli una parola su Antonio Conte. Guarda caso, invece, una veloce visita all’uomo dalle prescrizioni facili, è bastata per aprire il vaso di pandora dei nomi che contano: “Finalmente usciremo sui giornali!” avrà sospirato qualche teatrante incallito della procura sportiva.

Et voilà! Chi meglio dell’allenatore della Juve, artefice indiscusso della rinascita post farsa 2006. A chi “fregava” di Albinoleffe, Atalanta, Siena e Novare (con tutto il rispetto)? . Ma chi sono Doni, Gervasoni, Carobbio e Masiello?? “Qui serve qualcosa di più grosso. Altrimenti non ci c…nessuno.”

La facile ironia su qualcosa di così allucinante, non vuole mascherare lo sdegno infinito per un fatto gravissimo. Un episodio che dovrebbe far urlare allo scandalo ogni uomo dotato di buon senso, indipendentemente dalle suo credo calcistico. Non è concepibile che si permetta a un quidam de populo di infangare il nome di una persona stimata ed onesta, nonostante l’assenza totale di riscontri credibili, sol perché si avverta il bisogno di far decollare un’indagine e uno scandalo privo di nomi ad effetto e adeguata risonanza mediatica.

Non è accettabile che le più elementari regole del buon senso – parlare di diritto o codici in questo contesto sarebbe inappropriato ed offensivo – vengano violate per oscuri magheggi di politica sportiva.

Come non vedere una sottile catena che, partendo dal 2006, passando per le Forche Caudine dei processi Partenopei, attraverso il goal di Muntari e la rinuncia alle tre stelle sulla maglia, fino ad arrivare al deferimento di oggi, unisce idealmente la storia recente dell’accanimento terapeutico del calcio italiano contro la sua squadra più rappresentativa.

Non capiscono lor signori che per accondiscendere al capriccio di qualche nobile decaduto stanno affossando il calcio italiano, fin dal 2006, in un pantano pieno di merda??

Comunque, una cosa è certa. Con la loro ingiustizia un tanto al chilo; con la loro “incompetenza”; con le loro prescrizioni e la loro giustizia asimmetrica, ci hanno reso degli spartani. Siamo diventati tifosi consapevoli: una sorta di Giano Bifronte che conosce e si informa, legge e giudica. Un’evoluzione della specie, che non tollera più alcuna presa in giro; che venga da fuori, ma anche dal di dentro.