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Esclusiva FG: Cosa rischiano ora Conte, Criscito, Mauri e le società

Qualche decennio fa i nostri nonni venivano chiamati alle armi a seguito delle numerose morti in trincea. Potrà sembrare forzata l’analogia ma, con le dovute proporzioni, sembra questo lo scenario al quale dovremo assistere tra breve nel calcio italiano. Questa mattina nuovi arresti e perquisizioni hanno fatto svegliare più di un soggetto col piede sbagliato.

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La legge 13 dicembre 1989, n. 401 disciplina specificamente la “commissione di delitti di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva” e sanziona“chiunque offre o promette denaro o altra utilità a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle Federazioni riconosciute dal CONI, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, ovvero compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo. Le stesse pene si applicano al partecipante alla competizione che accetta il denaro o altra utilità o vantaggio”. 

È questa l’imputazione che, alle prime luci di questa mattina, ha portato all’arresto (custodia cautelare in carcere) numerosi giocatori professionisti tra i quali il capitano della Lazio Stefano Mauri, l’ex genoano ora militante presso il Padova Omar Milanetto, Cristian Bertani e, a quanto pare, molto presto anche Giuseppe Sculli. La novità è che, anche se non è ancora stato sottoposto ad alcun provvedimento cautelare, pare sia stato depositato un fascicolo, per la medesima imputazione, anche per il tecnico della Juventus Antonio Conte.

Svegliato all’alba nel ritiro di Coverciano Mimmo Criscito raggiunto da un avviso di garanzia. Colpito anch’esso da un avviso di garanzia, unitamente ad un accesso con perquisizione nella sua abitazione, il Presidente del Siena Massimo Mezzaroma. 

Quali potrebbero essere le conseguenze per gli attori (atleti e società) di questa immane tragedia nell’Ordinamento sportivo?

Nell’ordinamento sportivo il corrispettivo dell’imputazione penale indicata è presente nell’art. 9 del Codice di Giustizia sportiva che recita “quando tre o più soggetti tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali si associano allo scopo di commettere illeciti si applicano, per ciò solo, le sanzioni della squalifica a tempo determinato, nel rispetto del principio di afflittività della sanzione, ed della inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali e a rappresentare le società nell’ambito federale, indipendentemente dall’eventuale rapporto di lavoro”. A questo punto per quantificare la sanzione da addebitare ai singoli soggetti bisognerebbe conoscere gli illeciti che gli stessi hanno, concretamente, posto in essere. Le ipotesi sono molteplici. Oltre all’art. 9 cgs citato sono sicuramente ipotizzabili, a loro carico, l’art. 6 e 7 del Codice di giustizia sportiva.

L’art. 6 del Codice di Giustizia sportiva statuisce “ai soggetti dell’ordinamento federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle società appartenenti al settore professionistico è fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIFA, della UEFA e della FIGC”.

La violazione di tale disposizione comporta sanzioni che vanno dalla squalifica non inferiore ai 18 mesi alla inibizione totale. Come detto, tuttavia, la vicenda non si limita alle ipotesi riferite dall’art. 6, poichè a quanto pare sono stati commessi “atti diretti ad alterare inequivocabilmente lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione”, dunque, vi sarebbero condotte sanzionabili ex art. 7 del C.g.s. (illecito sportivo) con la squalifica non inferiore ai 3 anni o con la inibizione. Appare chiaro, pertanto, che i giocatori su indicati rischiano seriamente di dire addio al calcio giocato o “allenato”. Tutte le sanzioni riconducibili a tali illeciti possono, infatti, concorrere tra loro, seppur in continuazione, dunque, l’effettiva sazione potrebbe essere molto gravosa.

E le società? Cosa rischiano Lazio, Genoa, Siena e Novara?

Siamo nel tipico caso di responsabilità oggettiva disciplinato dall’art. 4 del Codice di Giustizia sportiva: ”le società rispondono oggettivamente, ai fini disciplinari, dell’operato dei dirigenti, dei tesserati…”. 

Il caso del Siena è, invece, molto più complicato vista la presunta partecipazione diretta del Presidente Mezzaroma in ben 8 partite di campionato! Se dovesse essere accertata la partecipazione del Presidente Mezzaroma, il Siena avrebbe, infatti, responsabilità diretta e sarebbe, dunque, colpita dalle sanzioni più gravi tra le quali, addirittura, la “esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio federale ad uno dei campionati di categoria inferiore” (art. 18 cgs).

Deve essere immediatamente evidenziato che le società che corrono dei rischi sanzionatori sono solo quelle con cui i soggetti coinvolti erano tesserati al momento della commissione dell’illecito, quindi, Lazio, Genoa, Siena e Novara. Dunque, niente coinvolgimento per la Juventus.

In un caso di tale gravità le sanzioni potrebbero essere molto più gravi di quanto sia avvenuto finora. Se, tuttavia, per il “divieto di scommesse” (art. 6) le società possono essere punite solo nel caso in cui dovesse essere accertata la loro responsabilità diretta per quanto riguarda, invece, l’illecito sportivo (art. 7) e, per conseguenza, l’associazione finalizzata alla commissione di illeciti (art. 9) le stesse potrebbero essere punite per il principio della responsabilità oggettiva. Considerata la mole di illeciti ascrivibili a tali tesserati, per le società le sanzioni ipotizzabili potrebbero essere pesanti. L’ordinamento sportivo è particolarmente duro nei confronti di tali episodi di illecito: si passa dalla più mite sanzione della penalizzazione di uno o più punti in classifica per giungere alla retrocessione all’ultimo posto in classifica del campionato di competenza o, addirittura, alla esclusione totale dal campionato o da qualsiasi altra competizione agonistica tra le quali anche le competizioni europee (art. 18).

Le società e le Federazioni di appartenenza dei soggetti sanzionati hanno, infatti, l’obbligo di comunicare tali fatti alla Uefa e alla Fifa affinchè le stesse prendano i provvedimenti più opportuni per i soggetti coinvolti. In casi analoghi le società coinvolte sono state escluse dalle relative competizioni. Nel caso di specie l’unica società che ha conquistato quest’anno il diritto di partecipare alle competizioni europee è la Lazio. Si può, dunque, comprendere quanto caro potrà costare alla società Laziale lo scellerato comportamento del suo capitano Mauri.

Avv. Cristian Zambrini

Fonte: Fantagazzetta

Scritto da il 28 mag 2012 . Registrato sotto Calciocaos, Calciopoli attualità, Generali, In evidenza, News .

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