Canale non Ufficiale

Frode sportiva: questione di sfiga

C’eravamo tanto scervellati, nel 2006, sulla classifica alterata senza toccare le singole partite. L’odioso tarlo è stato spazzato via dalle motivazioni rese pubbliche ieri. Motivazioni di una sentenza di condanna, motivazioni che incidono nel marmo il fatto che il campionato fosse regolare, che l’influenza delle frodi contestate e riconosciute dal tribunale ( e che verranno minuziosamente analizzate, perché di materiale su cui discutere ce n’è per le prossime settimane ) si sia fermata sempre prima del rettangolo verde, anche perché spesso nelle frodi ricorre la totale assenza di quel “segmento arbitrale”, la compiacenza del direttore di gara, il contatto telefonico stesso ( esemplare la condanna dello sfigatissimo Dattilo, condannato per…non aver fatto nulla! ), che di fatto certifica la regolarità dei campionati 2004/2005 ( lo dice il tribunale ) e 2005/2006.

Tutto questo – e tanto altro che per questioni di leggibilità potrà essere proposto solo con approfondimenti separati – non è bastato per evitare una condanna penale per gli imputati, che riletta alla luce dell’apparato giustificativo redatto dal collegio giudicante, appare ancora più di prima una beffa. In sostanza, ma sul punto torneremo approfonditamente, la sentenza cerca di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Il sistema accusatorio non è totalmente crollato: questo dice la sentenza. Non dice che le difese lo hanno scalfito, dice che non è del tutto collassato: rimangono le sim svizzere, rimangono alcuni colloqui in chiaro, si parla di interferenza nelle griglie, il tutto però ribadendo la natura del reato contestato, le frodi sportive, da cui dipende l’associazione stessa che altrimenti non esisterebbe ( anche perché il tribunale dice chiaramente che il capo d’imputazione per l’associazione è presentato dall’accusa come una minestra riscaldata di altri episodi richiamati per singole frodi ). Una natura effimera, di reato che nasce e muore al di fuori dell’evento sportivo, in cui il tentativo è già consumazione del reato, in cui di fatto la norma punisce una condotta ben prima che questa si riveli col senno di poi una lesione effettiva del bene protetto ( la regolarità degli eventi sportivi ). L’interpretazione data dal collegio punisce fatti contestati prima ancora che questi possano arrecare una lesione potenziale, ma che almeno faccia supporre un pericolo concreto che .

Basta una situazione di pericolo astratto, desunto da massime d’esperienza, da una valutazione probabilistica che per essere credibile deve essere calata nel contesto del mondo del calcio, proprio perché si gioca sul filo di concetti estremamente volatili. In alcuni passaggi i giudici si sono soffermati sull’esatta contestualizzazione degli eventi, e ne hanno sancito la totale inidoneità, anche solo a livello di frode tentata. In altri casi, paiono sorvolare su episodi decisivi per smontare la ricostruzione dell’accusa.

Una piccola pillola: la condanna di Moggi e Dondarini ( in abbreviato ) per Lazio – Juventus del 3 dicembre 2004 si fonda su una cena pre – natalizia ( si scambiano i regali ) tra i designatori, Moggi e Giraudo. Gli argomenti del convivio non sono noti e non emergono dalle successive telefonate, ed anche i giudici riconoscono che non si può estrapolare una frase ( “loro tendono a sistemare tutto” ) per individuare una interferenza nelle griglie, cioè la frode contestata. Si ripropongono telefonate tra Pairetto, Dondarini e Baglioni ( assistente di linea ) che risalgono al 21 settembre, quindi  precedente di 72 giorni, relativa ad un match ( Juventus – Sampdoria ) che fu campo d’indagine a Torino nell’inchiesta archiviata da Maddalena con il placet di Caselli, proprio perché non si poteva inseguire un fumus. Questo fumus è bastato evidentemente a Napoli per Lazio – Juve. Il carico da novanta dovrebbe essere la conversazione tra Moggi e la segretaria Alessia, la telefonata dove Moggi sembra fare l’indovino sulle designazioni: peccato che il sorteggio fosse pubblico, che la nota dell’Ansa fosse precedente alla telefonata, e che di canarini alla Mandredi Martino ( “trefo[loni]. non mollate“, uno degli sms rossoneri per Meani ) fosse piena la Can. E di certo Moggi non era sprovvisto del suo informatore in tempo reale: magari il “ragazzino di Atalanta“, il collaboratore di Bergamo che informava Moggi. Insomma, tanti buoni motivi per optare per la soluzione corretta, quantomeno in dubio pro reo. E invece a Napoli basta questo: che ci sia il sospetto che alla cena si sia parlato di griglie, e che Dondarini sia stato inserito nella fascia della Juve fraudolentemente. Basta che dalle telefonate emerga che Dondarinni avrebbe anche potuto non essere lì ( ad arbitrare ). Nonostante i sorteggi regolari. Avrebbe potuto. Ma la sorte, e la buona fede di un designatore ed un giornalista che estraevano due palline dall’urna, decisero che Dondarini doveva arbitrare quella partita. Anche qui, vien quasi da parlar di sfiga.

COMMENTA L’ARTICOLO SUL NOSTRO FORUM

Scritto da il 7 feb 2012. Registrato sotto Attualità, Calciopoli, Generali, News.

Il wallpaper Juve Campione d’Italia

CJ sul tuo smartphone

LA VIGNETTA

Twitter

Social Network