Non sarà il top player tanto atteso, non avrà un cognome esotico (un destino condiviso con l’ancor meno famoso Giaccherinho, pur protagonista con la Nazionale in Polonia), forse non sarà citato a fine agosto come uno dei colpi di questo mercato, ma resta il fatto che la Juventus si è assicurata uno dei più fulgidi talenti del calcio nostrano.

Sebastian Giovinco fa così ritorno alla base due anni dopo il prestito (poi diventato comproprietà) al Parma, squadra che ha avuto il merito di puntare ciecamente su di lui dopo un paio di stagioni, le prime della Formica Atomica alla Juventus (escludendo la comparsata nell’anno della Serie B) caratterizzate da pochi alti e tanti bassi.

E proprio in seguito a quella bocciatura, la società bianconera si era vista costretta a mandare il “piccolo” Giovinco a farsi le ossa in periferia, ammettendo il fallimento del progetto iniziato nel post Calciopoli, quello di lancio in Prima squadra dei giovani cresciuti nella Primavera juventina (lo stesso Marchisio era ancora un oggetto misterioso). La modalità era ovviamente la più diffusa: un prestito con diritto di riscatto della metà che tutelava maggiormente il Parma, il quale dal punto di vista economico evitava una spesa iniziale cospicua e dal punto di vista sportivo aveva a disposizione un ragazzo pieno di talento, ma ostacolato dai pregiudizi sulla bassa statura e da un campionato, quello italiano, che lo considerava troppo giovane per essere protagonista nella massima serie.

Oggi la Juventus si ritrova a dover spendere 11-12 milioni per avere indietro un campione che lei stessa ha coltivato, addirittura ha lanciato ma che non ha saputo aspettare; torna così a galla il dibattito sulla necessità delle squadre B (come già accade in Spagna, quindi niente di innovativo) per evitare che operazioni del genere si ripetano ancora, operazioni sulle quali pur si mantengono metà o quasi tutte le società minori del nostro campionato.

In attesa di evoluzioni e novità riguardo questo tema, è necessario comunque valutare la strategia messa in atto dalla Juventus: seppur accusata di aver perso in questo modo ragazzi come Criscito e Nocerino, la società bianconera è riuscita ad ottenere un calciatore giovane ma maturo con una spesa non eccessiva, ben lontana dai milioni bruciati, ad esempio, dal PSG per Pastore (prima) e Lavezzi (poi).

Contrariamente al giudizio dei più, si è trattato di un investimento (perché bisogna vederlo proprio come tale) accurato: le comproprietà, seppur esistenti solo nel Bel Paese, sono una modalità dalla quale le nostre squadre non possono prescindere, a causa della mentalità tutta italiana che spinge i presidenti (e quindi gli allenatori da loro pagati) a preferire il non-utilizzo di giocatori in prestito “secco”, cioè non valorizzabili.

Ben vengano, quindi, colpi alla Giovinco, se questo vorrà dire dare fiducia ai futuri campioni, evitando che sprechino anni (e talento) annaspando dietro alle poche presenze “in prestito”. E chissà che non sia proprio questo il nuovo destino di, tra gli altri, Pasquato e Chibsah…