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I numeri 11 della Signora: Fabrizio Ravanelli

Di Carlo Vassotto

E’ destino che i grandi numeri 11 della Juventus abbiano una chioma che ricorda in qualche modo i colori della maglia? Forse no, ma è un dato di fatto che dopo i capelli di Roberto Bettega, troppo presto sfumati dal nero al bianco, anche quelli spesso rasati di un altro prestigioso “undici” bianconero abbiano subito lo stesso precoce processo di decolorazione, stigmatizzato dal curioso soprannome che gli venne affibbiato: Penna Bianca.

Si tratta, ovviamente, di Fabrizio Ravanelli, grintoso e generosissimo attaccante in forza alla Signora fin dal 1992 ma che ha scritto le pagine più significative della sua carriera nelle prime due stagioni targate Lippi e illuminate dalla conquista di scudetto, Coppa Italia e Champions League.

            Ravanelli è stato un assiduo componente del tridente varato dal tecnico viareggino, con Vialli e uno tra Roberto Baggio e Alex De Piero. Tifoso juventino dichiarato e sfegatato, ha profuso in campo tutta la sua eccezionale determinazione, diventando amatissimo beniamino della curva Scirea e inaugurando un modo inusuale di festeggiare ogni gol, il volto coperto con la maglia tirata su fin sulla testa e la corsa così incappucciato verso i compagni, la panchina o gli spalti esultanti.

Potente ma anche discretamente tecnico, instancabile nel movimento su tutto il fronte offensivo e nel portare il pressing fin sulla trequarti avversaria, Penna Bianca ha firmato soprattutto le finali vittoriose di quel biennio. L’11 giugno 1995 al Tardini di Parma andò a realizzare con un dirompente assolo in contropiede il gol della sicurezza nella finale di ritorno di Coppa Italia, con un pallonetto ai danni di Bucci dopo un prolungato duello spalla a spalla con l’ultimo difensore.

L’apoteosi, sua e della Juve, è datata però 22 maggio 1996, stadio Olimpico di Roma, nella finalissima continentale contro l’Ajax. La rete che sbloccò il match scaturì da una sua invenzione, un guizzo furbo e tempestivo a punire un’incomprensione tra Frank De Boer e Van der Sar, il tocco lieve che manda a vuoto l’uscita del portiere, il destro radente quasi dal fondo a dirottare in porta il pallone respinto troppo tardi da Silooy ben oltre la fatale linea di gesso. Era il 12’ del primo tempo, il pareggio di Litmanen impedì alla prodezza di Ravanelli di essere decisiva, ci vollero due ore di sofferenza e i calci di rigore per incoronare la Juve regina d’Europa, nel segno di Peruzzi e con il sigillo di Jugovic.

            Ravanelli non ebbe poi l’onore di scendere in campo a Tokyo nella finale intercontinentale, Moggi lo cedette a sorpresa in Inghilterra, al Middlesbrough, un affare (economicamente parlando) per lui e per la società, ma una ferita per Fabrizio costretto a lasciare Torino dopo sole quattro stagioni vissute nella sua squadra del cuore. Qualche dissidio con Lippi fu forse alla base della decisione del DG. Mi sovviene un episodio accaduto a Padova quando Penna Bianca, sdoganato dalla panchina nel finale, realizzò di testa il gol della vittoria e poi mandò platealmente a quel paese mister Marcello indicandolo con insistenza e urlandogli rabbiosi improperi nonostante gli abbracci dei compagni che cercavano di contenerne la sfuriata polemica.

Si prese la rivincita tornando da ex e militando nella Lazio che bruciò sul filo di lana la Juve di Ancelotti naufragata nella palude di Perugia.

In bianconero collezionò 159 presenze segnando 67 gol, di cui cinque tutti in una volta il 27 settembre 1994 al Delle Alpi in coppa Uefa contro il CSKA di Sofia. Personalmente ricordo con estremo piacere il gran gol segnato al Napoli il 19 febbraio 1995 (controllo in piena area e botta sotto l’incrocio ad una dozzina di minuti dall’epilogo) e la doppietta rifilata al Parma nel giorno del 23° trionfo tricolore, una festa attesa per nove lunghi anni dal popolo juventino.

“Ravanelli alé alé, Ravanelli alé alé”, cantava la gente a squarciagola dalle gradinate del Delle Alpi, identificandosi facilmente nel suo palese e straordinario attaccamento alla nostra maglia.

Fabrizio Ravanelli: uno di noi.

 

Scritto da il 12 nov 2011. Registrato sotto Amarcord, Generali, News, Personaggi.

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