IFIL – EXOR : assolti Grande Stevens e Gabetti

Vi chiederete cosa ci faccia su Canale Juve un articolo dedicato ad una vicenda giudiziaria che, con i colori bianconeri, dovrebbe avere poco a che fare a parte l’ovvia concatenazione Exor – Fiat – Juventus.
La notizia è l’assoluzione di Grande Stevens e Gabetti per l’accusa di aggiottaggio informativo con formula piena (“il fatto non sussiste”) che chiude il primo grado di giudizio di una storia di alta finanza e intrighi della famiglia più potente d’Italia.
In attesa delle motivazioni della sentenza, il giudice di primo grado Giuseppe Casalbore (lo stesso che condannò in primo grado Agricola nel fantomatico processo per doping e abuso di farmaci, sentenza poi ribaltata in appello e parzialmente riformata in Cassazione) ha ritenuto quindi insussistenti gli addebiti ai due uomini d’affari in quota Exor, dando ragione alla linea difensiva in cui spiccano, tra gli altri, il giovane legale e consigliere d’amministrazione della Juventus Briamonte (che ha redatto l’esposto per la revoca dello scudetto 2006) e il famigerato Zaccone (che evidentemente sa fare il lavoro demandatogli, sia che si tratti di difendere che di piegarsi prono alle accuse come avvenne nel 2006).

La storia parte dal 2004. Il respiro della Fiat si era fatto ansimante, addirittura si parlava dell’ipotesi fallimento. Il governo fece da mediatore con gli istituti bancari che supportarono economicamente la casa automobilistica con finanziamenti nella formula del prestito convertendo: alla scadenza pattuita le banche avrebbero potuto sfruttare la clausola che consentiva di convertire il credito in partecipazioni al capitale, con l’effetto che rilevanti quote Fiat sarebbero passate in seno alle banche.
In particolare, gli istituti di credito avrebbero conseguito il controllo della società a discapito della famiglia Agnelli. Avvicinandosi alla scadenza (autunno 2005) la Consob richiese ad Ifil, controllante di Fiat, l’adempimento degli obblighi di trasparenza ed informazione per il pubblico, dovuti da parte di una società quotata in borsa. Ifil rispose che “non erano allo studio manovre sul titolo” sebbene gli Agnelli fossero intenzionati a “mantenere il controllo della Fiat”.
In realtà, con un’operazione finanziaria ardita e segretissima denominata equity swap e architettata da Grande Stevens e dal rientrante Gabetti, il gruppo riuscì a mantenere il controllo della Fiat a discapito dell’ingresso nel capitale delle banche. Nell’occasione la famiglia fu spaccata in due tra chi, come il giovane Elkann, Montezemolo, e i succitati Grande Stevens e Gabetti, difendevano l’opportunità dell’operazione, e la fazione opposta capeggiata da Allegra Caracciolo, la vedova del Dottore, il figlio Andrea Agnelli e i manager vicini al ramo umbertiano come Antonio Giraudo, che ritenevano la quota minoritaria comunque soddisfacente.
Al tempo si vociferava in ambienti vicini alla casa sabauda che il passaggio  delle quote di controllo alle banche avrebbe dato il via alla vendita degli assets del gruppo, fra cui ovviamente la Juventus, e che Giraudo (su mandato di Andrea Agnelli) si sarebbe fatto promotore di raccogliere i capitali necessari per rilevare la società e portarla definitivamente fuori dall’orbita Fiat. Un pò quello che Andrea Agnelli ha posto come punto programmatico nella conferenza stampa d’insediamento: rendere la Juventus autonoma ed indipendente rispetto ad Exor.
Purtroppo per Giraudo le cose andarono diversamente, e l’operazione non potè compiersi nei tempi e modi progettati: ci pensò poi Calciopoli a troncare ( definitivamente?) il proposito di affrancare la Juve dal controllo del ramo Elkann che non aveva mai visto di buon occhio il manager scelto da Umberto Agnelli all’alba del 1994.

Scritto da il 22 dic 2010 . Registrato sotto Generali, JuvEconomy, News, Rubriche .

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