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Il tabù infranto della difesa a tre

Qualcuno ricorderà i commenti scettici che accompagnarono sin dal primo momento l’ingaggio di Giampiero Gasperini da parte dell’Inter: oltre al profilo non esaltante di un allenatore che non aveva mai allenato in grandi piazze, la principale critica mossa sin dal momento della firma all’ex coach della primavera juventina era l’utilizzo sistematico della difesa a 3. Come da costume tipicamente italico, il refrain si è poi trascinato per il tutto il precampionato e per le battute iniziali della stagione regolare, sino all’esonero accolto come una liberazione in quel di Appiano. Non che Gasperini fosse esente da responsabilità, ma certo additare la difesa a 3 come causa di tutti i mali è una scusa comoda per ridurre a questioni tattiche i problemi ( tuttora parzialmente irrisolti ) di una rosa male assortita e usurata in alcuni uomini chiave.

Ad ogni buon conto, non siamo qui per parlare di Inter. Difesa a tre sul banco degli imputati, dicevamo: una sciocchezza, se si prende l’assunto in termini assoluti. Si è detto persino che nessuno ha mai vinto nulla con la difesa a tre: si potrebbe dire che per ogni allenatore che ha vinto con lo schieramento a quattro difensori ce n’è almeno uno che ha perso optando per la medesima scelta. Insomma, un cane che morde la coda, un criterio non esaustivo.

La difesa a tre, che ha conosciuto anche epoche di gloria e momenti di utilizzo sa ampia scala sino a metà degli anni novanta, non è intrinsecamente inferiore né superiore alla classica disposizione a quattro. Anzi, per contro, a certe condizioni dà diversi vantaggi sul piano tattico.

Anzitutto, va registrata una piccola tendenza di ritorno al passato: un passato che ha precedenti illustri come la Germania campione d’Europa nel ’96 od il Brasile campione del mondo nel 2002; in Italia, Guidolin e Mazzarri hanno costruito Udinese e Napoli attorno a terzetti difensivi ( nell’ultima domenica calcistica, ben nove club si sono schierati con la difesa a tre sin dal primo minuti ), mentre in Europa un certo Pep Guardiola non si sottrae dal ricorrere alla difesa a tre contro squadre che schierano una sola punta. Celebre il movimento ormai codificato con cui Busquets si piazza al centro, tra Puyol e Pique con i terzini che restano alti ed aperti nelle fasi iniziali dell’azione. Luis Enrique, con interpreti differenti, cerca di fare qualcosa di simile. La tendenza attuale quindi prevede sia impostazioni a tre rigide ( come Udinese e Napoli ) ed altre fluide ( come il Barcellona, che gioca fase di difesa a tre e fasi di difesa a quattro indifferentemente e con la medesima efficacia ).

Nel caso della Juventus la molecola staminale dello schieramento a tre sta nelle cattive prestazioni di inizio stagione da parte di Giorgio Chiellini. Portato da Conte sul versante sinistro, ha dato vita ad una difesa che potremmo definire ibrida, in cui all’interpretazione prettamente offensiva data al ruolo di terzino da Lichtsteiner ( pienamente valorizzato dall’abbandono del 4-2-4 che ha consentito un pieno sdoganamento delle sue letali sovrapposizioni ) faceva da contraltare l’atteggiamento più bloccato di Chiellini, spesso risucchiato verso il centro – sinistra. Nelle occasioni in cui la Juventus si è schierata a specchio ( non casualmente, contro Napoli ed Udinese ) si è poi vista una vera e propria difesa a tre che in questo primo scorcio del 2012 sta trovando consensi più convinti, anche in relazione ai risultati, ma soprattutto per una diversa interpretazione.

Interpretazione che dà alla Juventus alcuni vantaggi di non poco momento: anzitutto il fatto di non “sprecare” un ulteriore difensore contro squadre che schierano non più di una o due punte. Il 3-5-2 dà infatti superiorità numerica in difesa, un uomo in più a centrocampo ed un efficace presidio sulle fasce con movimenti più immediati tra l’esterno ed il difensore laterale, sia sul lato forte che sul lato debole.

Tutti questi vantaggi rimangono sulla carta se non accompagnati dalle caratteristiche degli interpreti: la linea a tre esalta contemporaneamente le caratteristiche di Chiellini, che ha probabilmente trovato il ruolo in cui riesce ad esprimersi al meglio. Sposa perfettamente l’esigenza di coprire le fasce laterali con le caratteristiche di Estigarribia e Lichtsteiner, cursori di fascia in grado di poter esplodere la propria progressione sulle medie lunghe distanze. Dà ad Andrea Pirlo un maggior numero di linee di passaggio e consente agli interni di centrocampo, tutti elementi particolarmente dinamici, di poter sfruttare gli ampi spazi che questo schieramento genera alle spalle dei centrocampisti avversari.

Viceversa, contro avversari più arroccati, si dovrà ricorrere più di frequente alla direttrice che corre dal difensore centrale alla seconda punta: il lavoro svolto ( bene ) da Del Piero e Quagliarella in questo senso, unito alla dinamicità delle mezz’ali, consente di sfruttare con risultati apprezzabili ulteriori soluzioni di gioco. Si pensi al gol di Giaccherini contro la Roma, favorito da un passaggio ( sbagliato ) di Barzagli per Del Piero. Al di là dello sviluppo fortunoso dell’azione, si tratta di una tipica situazione in cui ci si appoggia sul movimento a rientrare della seconda punta con contemporanea aggressione degli spazi da parte degli interni per creare situazioni di superiorità numerica in zona centrale.

Antonio Conte ha definito questo sistema di gioco, espresso con formula statica, come 3-3-4, modulo che rappresenta probabilmente il punto finale dell’evoluzione tattica di questa squadra, perché consente a Conte di sfruttare contemporaneamente la forza del trio di centrocampo, l’occupazione delle fasce ed i movimenti codificati dei quattro giocatori d’attacco studiati in estate nel 4-2-4.  Non sarà probabilmente la soluzione fissa prescelta da Conte da qui a fine campionato ( la difesa a tre mostra generalmente tutti i suoi limiti contro squadre schierate col tridente ed in grado di sfruttare l’ampiezza del campo, evidenziando gli inevitabili punti deboli che ogni sistema di gioco presenta ).

Complessivamente, la strada maestra sembra andare lontana da un’impostazione rigida della formazione difensiva. Lungi dal voler cristallizzare un sistema di gioco, Antonio Conte sembra pronto a sfruttare al massimo le opportunità che alcuni giocatori in rosa ( Chiellini, Pepe, Estigarribia, Vidal, Vucinic ) gli offrono per poter alla bisogna cambiar modulo in corsa senza ricorrere alle sostituzioni. Un vero e proprio “camaleonte solido” più convincente della rigida impostazione data da Ranieri alla sua Juve, e molto più vicina all’eclettica Juventus del primo Lippi, pronta a schierarsi senza remore a tre o quattro difensori, con o senza regista e trequartista.

Nel complesso, un’altra dimostrazione della bravura di Antonio Conte e, parimenti, l’ennesima prova che nel calcio i luoghi comuni lasciano il tempo che trovano.

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Scritto da il 31 gen 2012. Registrato sotto Generali, News.

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