“Juve, un’avversaria di prim’ordine”
Lunga intervista ad Allegri a cura di Enrico Currò, fonte repubblica.it:
Scusi Allegri, lei è mai stato juventino?
“Sì, certo. Da ragazzo, quando ci si innamora delle squadre che vincono. E poi in quella Juve c’era Platini: tecnica e cervello”.
A quando risale la dejuventinizzazione?
“Poi cresci e se ti piacciono le squadre che giocano bene, come sono sempre piaciute a me, ti invaghisci appunto del gioco e di chi ti fa divertire: quindi il Milan di Sacchi e poi ancora la Juve dell’era Lippi”.
Di tutti questi amori, che cosa le è rimasto, nel bagaglio da allenatore?
“La cultura del lavoro. Non ho mai visto squadre che vincono senza la fatica e la concentrazione quotidiane. Se no, diventi come i Globetrotters. Per vincere, devi volerlo ogni giorno, anche in allenamento. Non devi mai arrivare al punto in cui vincere o perdere sia la stessa cosa”.
Adesso che cos’è per lei la Juve?
“Un’avversaria di prim’ordine, che ha fatto una grande mercato e che ha il vantaggio, senza coppe, di giocare una volta alla settimana”.
E’ stato davvero un mercato che può trasformare una squadra da settimo posto, che dopo calciopoli non ha mai fatto sfracelli, in un’avversaria per lo scudetto?
“Secondo me sì. Hanno preso tutti quelli che potevano”.
Incluso Pirlo, che voi rischiate di rimpiangere.
“La verità l’ha detta Andrea: cercava altri stimoli. Quandostai per dieci anni nello stesso posto, hai bisogno di cambiare e lui lo sta dimostrando sul campo, fermo restando che già l’anno scorso con noi era rientrato benissimo a Bologna, da mezz’ala, e poi praticamente ha perso la stagione solo per una serie d’infortuni”.
Non pensa di avere un po’ di merito nella scelta di Conte da parte della Juve: è giovane e italiano come lei, che aveva appena vinto lo scudetto?”
“Ma no, l’hanno scelto perché è bravo, perché ha vinto due campionati di serie B e magari perché è stato un calciatore importante e un capitano, nella Juve. Infatti sta riuscendo a trascinare squadra e tifosi nelle sue convinzioni”.
Quindi non c’entra la moda del “Guardiolismo”?
“Non credo che c’entri Guardiola, anche se è vero che nel calcio ci sono sempre le mode. Ogni tanto viene fuori che qualcuno ha inventato il modulo vincente. A me piacerebbe scoprire le virtù magiche, che so del 2-1-3-3. Invece più vado avanti e più mi accorgo che nel calcio funzionano la semplicità. Imitare il Barcellona credo che sia da presuntuosi: ogni squadra ha una rosa di giocatori con determinate caratteristiche e deve giocare per esaltarle: noi non possiamo giocare come la Juve, la Roma non può giocare come il Barcellona e così via. Qualcuno è mai riuscito replicare il Milan di Sacchi o la Juve di Capello o l’Inter di Mourinho?”.
Si emozionerà a entrare nel nuovo stadio della Juve?
“Mi dicono che la panchina sia in tribuna: così, se uno mi vuol dare dei buoni suggerimenti, posso sentire”.
COMMENTA L’ARTICOLO SUL NOSTRO FORUM





















