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Juventini senza onore e dignità…giusto?

Ricordate il Divin Codino? Si, Roberto Baggio, quello che ora svolge un non meglio precisato incarico per la Figc, desiderosa di mettere qualche firma prestigiosa a puntellare la sua pericolante ( eufemismo ) credibilità. Ha vinto pochissimo in carriera, e quel poco appartiene quasi per intero alla sua esperienza juventina. Ebbe anche la sfortuna di giocare nella Juve che si accingeva ad affrontare gli anni crepuscolari della gestione bonipertiana, gli anni del Milan di Capello. Ma a parte questo, stiamo parlando di un artista del pallone che riempì gli occhi dei raffinati degustatori gobbi, un fenomeno assoluto. Per prenderlo dalla Fiorentina rischiammo di innescare la rivolta di una città, lo stesso giocatore allontanò l’ipotesi Juve, salvo poi cedere, ma solo perché costretto dalla viola. Alla presentazione si toglie la sciarpa bianconera, l’appoggia immediatamente sulla sedia, un gesto che rimarrà. Alla prima a Firenze non batte il rigore concesso, lasciando l’onere a De Agostini, che sbagliò: a fine partita Baggio raccolse una sciarpa viola, dopo aver raccolto fischi per tutta la partita ( che la Juve perse ).

Ma di storie così è piena la storia del calcio: pensiamo ad esempio a Cannavaro, che nell’estate successiva al mondiale di Corea e Giappone fu lungamente trattato dalle milanesi e dalla Juve, assieme a Nesta. Andò all’Inter, poi, per il bene suo personale, della Juve e del calcio italiano, si trasferì all’ombra della Mole in un’affare, quello dello scambio con Carini, in cui in molti dimenticano che l’Inter, grazie al decreto salvacalcio, fruì di una cospicua plusvalenza di 10 milioni ( la valutazione di mercato di Cannavaro e Carini data dalle società, dopo che i milanesi avevano svalutato il valore a bilancio del difensore fino a 400.000 euro! ). Stiamo parlando dello stesso Cannavaro che dopo la diaspora del 2006 tornò per un’effimera e sfortunata stagione alla Juve: accolto come un mercenario inizialmente, prima che i rapporti si distendessero.

E non sono da meno gli allenatori, come quel Marcello Lippi che da perfetto sconosciuto approda a Torino nell’estate del ’94, vince tutto il vincibile e poi, consumato il divorzio, si accasa nella Milano nerazzurra: eppure sul Lippi bis, 2 scudetti e una finale di Champions, non sputa nessuno. Eppure il ritorno nel 2001 fu bollato da molti come “minestra riscaldata“: dipende dalla qualità della minestra, ebbe a dire l’Avvocato.

Il top però è probabilmente legato a queste parole: “È una squadra che non m’interessa. Apprezzo la società, ma il mio è un discorso personale. Dico certe cose forse anche per l’età che ho, perché per quello che ti permette di fare chiunque vorrebbe andarci, ma io no“. Parole e musica di Fabio Capello, che di lì a qualche mese sarebbe sbarcato a Torino per vincere gli scudetti simbolicamente più importanti della storia recente della Juventus.

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Scritto da il 15 gen 2012. Registrato sotto Generali, News.

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