La Fenice bianconera indossa fieramente le sue tre stelle

C’era una volta un uccello leggendario. Possente come un’aquila e bello come un pavone rosso, era dotato di straordinarie capacità. Si raccontava che potesse addirittura rinascere dalla morte. Sentendo vicina la sua fine, quest’uccello costruiva un nido a forma d’uovo e aspettava che i raggi del sole incendiassero e consumassero quel nido insieme a lui, per poi rinascere dalle sue stesse ceneri. Ovviamente parliamo della fenice, anche detta Araba fenice.

Emblema della resurrezione dalla morte nella mitologia, la fenice rappresenta bene quanto vissuto dalla Juventus in questi ultimi anni. Uccisa nel 2006 da un processo sportivo, “falso” come i suoi verdetti, fondati sul sentore popolare antijuventino e intercettazioni scelte con certosina malizia, è stata consumata da un incendio che di fatto l’ha privata della vita.

Vita raffigurata dai due scudetti che ha dovuto lasciare ai suoi aguzzini, e dai campioni (alcuni anche del Mondo) che ha forzatamente venduto per non affondare in baratri ancor più bui. Dalla cenere, proprio come la fenice, La Juve ha dovuto ricomporsi, granello dopo granello, in tutta la sua maestà.

Perché quell’incendio dolente non ha bruciato tutto. Il rosso fuoco non aveva sfiorato il bianconero di Alessandro Del Piero, Gigi Buffon, Mauro Camoranesi, Pavel Nedved e David Trezeguet. Rabbia, orgoglio, superiorità e fame spinsero quella squadra ad un celere ritorno in Serie A.

Ma la fenice non era ancora pronta a spiccare il volo. Nascosta, aspettava il momento giusto per riemergere in tutta la sua grandezza. Aspettava un condottiero che potesse guidarla a solcare quei cieli che prima non avevano altro padrone. Aspettava Antonio Conte.

Un cavaliere dal nobile passato, che non aveva paura di bruciarsi nel fuoco della fenice. Ed insieme, la fenice e Conte, hanno cominciato da subito a correre più veloce di tutti. Talmente rapidi che dalla corsa al volo il passo fu breve. Del Piero e Buffon son tornati a volare, più in alto di tutti e tutto.

La zebra ha messo le ali, sconfiggendo la “morte”. Ed oggi può finalmente indossare con orgoglio le sue tre stelle. Tre medaglie sul petto, che ne riflettono la storia. E poco importa se chi ne ha solo una – di stella – prova ad imbrogliare la matematica. Perché ventotto più due farà sempre e solo trenta. La fenice bianconera è tornata a volare più in alto di voi. E lo farà per sempre.

Scritto da il 14 mag 2012 . Registrato sotto Editoriale, Generali, Il punto, News .

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