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Ladroni, spioni e sbadati

Come funziona la macchina mediatica in Italia ormai lo sanno tutti, basta sbattere un mostro in prima pagina, fallo condannare dall’opinione pubblica a prescindere da quelli che sono i dati di fatto, e poi, eventualmente, basta qualche piccolo riferimento qua e là per ripristinare un minimo senso di realtà.

Negli ultimi giorni stiamo assistendo, purtroppo, all’ennesimo scandalo legato al mondo del calcio, e la cosa ancora più triste consiste nel constatare (scusate il gioco di parole) la caccia allo scoop selvaggio, scoop che spesso però non trova conferme. Qui non si vuole prendere la difesa di nessuno, siamo semplici informatori, non siamo principi di nessun foro, l’unica cosa che ci fa muovere in ambito giornalistico è la passione per il mondo del calcio e in particolare per la Vecchia Signora. Ci spiace, a riguardo, vedere come sia passato quasi in silenzio ciò che ieri, subito dopo pranzo, è stato pronunciato da Tavaroli, ex responsabile della security Telecom. Ve ne abbiamo parlato praticamente in diretta, ma, a differenza di quanto si dice in ambienti nerazzurri, la notizia altrove (a meno che la redazione di TuttoSport diventi credibile solo quando conviene, ma siamo sicuri che, per questioni di coerenza altrui sulla quale non vogliamo dubitare, non si parla di tale giornale quando ci si lamenta di atteggiamento globale della stampa italiana) è stata data come fosse qualcosa da liquidare in fretta per non perdere tempo prezioso. Non è importante, non è questo che vogliamo attenzionare stasera.

Il problema grosso, almeno per quanto riguarda il pensiero della nostra redazione, è che qualcuno vorrebbe far credere che il dossier Ladroni non c’entri nulla con Calciopoli e le sue origini. E’ ovvio che direttamente non c’è nessun legame, ma fortunatamente ci riteniamo abbastanza intelligenti da riuscir a fare ancora una banale operazione logica, qualcosa che, matematicamente parlando, equivale a fare 1+1.

L’attività di spionaggio commissionata, secondo Tavaroli (e non solo!), dai vertici della società Inter non può non trovare legami con quanto successo un paio d’anni dopo. Per parecchi motivi. Innanzitutto i soggetti pedinati, controllati, spulciati: non ve li elenchiamo nuovamente, chi sta leggendo questo pezzo sa perfettamente di chi stiamo parlando, e anche coloro che vogliono negare l’ovvio si rendono perfettamente conto di qual è la situazione a riguardo. Ma andiamo per punti.

L’assegnazione a tavolino dello scudetto 2005/2006 è stata decisa perchè si riteneva l’Inter una società al di sopra di ogni sospetto, pulita, onesta a 360 gradi: non c’era bisogno di Tavaroli e compagnia parlante per rendersi conto che così non era, basterebbero le tante anomalie emerse nel corso del processo ordinario su Calciopoli per capire quanto sia stata forzata quella decisione che, di fatto, non ha neanche un atto ufficiale a decretarla, tant’è che oggi la Figc si dichiara incompetente nel decidere sull’eventuale revoca dello stesso titolo. Paradosso su paradossi.

Dicevamo, però, che non ci sarebbe stato bisogno di Tavaroli, ma oggi è ancora più stretto il legame fra le sue parole e i fatti che sconvolsero il calcio italiano nella primavera del 2006. In pratica, si può tranquillamente dire che questo dossier ha tutte le sembianze di un padre putativo per quell’inchiesta che poi venne svolta da Auricchio e il suo pool, e argomentata da Narducci.

Già, Auricchio e Narducci, altri due ganci con il dossier Ladroni. Tutti si ricordano la storia della deposizione di Nucini (altro bella carta di cuori…), uno dei teste ritenuti chiave dall’accusa nel processo Calciopoli, al pm Boccasini mai resa nota non si sa per quale motivo? Vogliamo parlare, poi, del rapporto d’amicizia fra Narducci, Javier Zanetti e Massimo Moratti (volete specificato quali siano i ruoli di quest’ultime due ai tempi e attualmente?)? Peccheremmo di ingenuità a non accorgerci di certi legami, di certe coincidenze, di certi collegamenti diretti e naturali col dossier Ladroni e la cronistoria di tutte queste vicende.

Non ci frega, in questo caso, neanche sottolineare come l’attuale dirigenza interista abbia totalmente scaricato Giacinto Facchetti (e praticamente di fatto confermato il suo operato!) proprio per ciò che concerne le eventuali attività di spionaggio realizzate a favore della società nerazzurra, ma, per concludere, vogliamo ricordare a tutti un curioso precedente nel mondo dello sport in termini di spioni. Lo facciamo non perchè si voglia arrivare a creare chissà quale movimento in merito, ma per non far cadere in incoerenza chi oggi contesta al tifoso juventino il sentirsi propri 30 scudetti: “Ben Johnson è stato squalificato, non sono mica sue quelle medaglie che gli son state revocate”, viene sempre ricordato agli irriducibili tifosi bianconeri. Cavalchiamo quest’onda, è vero, ma la storia della McLaren che, tramite Nigel Stepney, si affacciava sul cortile di casa Ferrari per trarne vantaggi ve la ricordate anche? Fate mente locale, raccontatevela, ma a bassa voce. Più per dignità che altro perchè potreste in ogni caso fare sonni tranquilli: c’è sempre quell’amica tanto cara, ci pare si chiami prescrizione, ne avrete sicuramente sentito parlare…

Scritto da il 7 giu 2012 . Registrato sotto Editoriale, Generali, Il punto, News .

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