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L’alfabeto dello scudetto: la “C”

Di Carlo Vassotto

Terza puntata, lettera C.

C come CONTE – L’ex Capitano di tante battaglie, il Mister della rinascita e della svolta tattica, comportamentale, morale e psicologica. Il suo nome fu accostato già in passato a quello della Juventus in qualità di tecnico ma non se ne fece nulla. Prevalse la prudenza che consigliò di puntare sull’esperienza: e allora ecco Ranieri per il ritorno in serie A, poi, dopo il flop di Ciro Ferrara, spazio in corsa a Zaccheroni e quindi a Del Neri, primo allenatore della gestione Andrea Agnelli-Beppe Marotta. Terzi, secondi, ma poi due volte settimi, il Presidente rompe gli indugi e chiama Antonio. Ricordo la mia visita al ritiro estivo di Bardonecchia, tanto entusiasmo intorno al campo sul quale il Mister dispone le sagome secondo il modulo a lui più caro, il 4-2-4. Sono i primi allenamenti, si nota già la ricerca insistita del gioco che nasce dal giro palla tra i difensori. C’è Pirlo a illuminare la scena, Conte che non prevedeva un regista nel suo schema gli affida subito le chiavi della squadra. Buon segno. Antonio non è un integralista alla Maifredi, è pragmatico e intelligente, ci metterà poco a capire la necessità di variare l’assetto di riferimento, a rendersi conto che Vidal è indispensabile a centrocampo. Nasce il 4-3-3, Pepe, che era stato sull’orlo della cessione ma che proprio il tecnico aveva fortemente voluto mantenere in rosa, ne diventa uno dei profeti. Intanto emergono i primi problemi per Krasic e Elia, il rebus degli esterni appassiona critici e tifosi. Ziegler ne aveva subito le conseguenze fin dall’inizio, “tagliato” dall’allenatore che certo tenero non è. La Juve gioca, domina, vince spesso, pareggia troppo, non perde mai. Fatica a segnare, per questo Conte mischia di continuo le carte in attacco ma soprattutto cerca il miglior equilibrio per la squadra e introduce il 3-5-2, per proteggere meglio la difesa, il patrimonio tattico aumenta, l’autostima lievita. Il mercato di gennaio aggiunge Caceres e Borriello alla pattuglia a disposizione di Antonio che, intanto, alza la voce per chiedere più attenzione agli arbitri che non fischiano un rigore in favore di una squadra che passa tre quarti di ogni partita nella metà campo avversaria. Le polemiche con Allegri sono all’ordine del giorno, il Mister è sempre più un idolo della tifoseria, il cuore e l’anima di questa nuova/vecchia Juve, il suo autentico valore aggiunto. Quando le partite diventano ancora più decisive i suoi calciatori hanno talmente assimilato il suo credo che a lui tocca calmarli, gestirne la carica agonistica, incanalarne gli ardori. Il finale è fantasmagorico, dieci vittorie nelle ultime undici gare, un solo pareggio frutto dell’imponderabile (Buffon con il Lecce). Alla quartultima, a Novara, sul 4-0, Antonio grida a Barzagli: “attento Andrea, non voglio prendere gol”. Questo è Conte, un “martello”, una garanzia, uno di noi. I veleni del calcio-scommesse lo stanno coinvolgendo. Saprà difendersi, garantito.

C come CHIELLINI – Coinvolto negli sbandamenti collettivi delle ultime tribolate stagioni, il Chiello si è ritrovato alla grande tornando ad essere il solito straordinario combattente. Sempre ai primi posti nella classifica dei palloni recuperati, utilissimo da centrale o da esterno sinistro, nella difesa a tre o in quella a quattro, onnipresente e continuo in fase di spinta, spesso provvidenziale nei recuperi difensivi, autore a Roma del primo gol di testa della squadra e del preziosissimo guizzo del sorpasso casalingo ai danni del Catania. Una colonna, la cui assenza si è sentita moltissimo nella finale di Coppa Italia.

C come CACERES – A volte ritornano, Martin lo ha fatto dopo essersi fatto conoscere e apprezzare in precedenza, Marotta non ha indugiato un attimo quando ha avuto la possibilità di riportarlo a casa. Difensore affidabile e duttile, da centrale e da esterno di destra, assai meno a proprio agio a sinistra, bravo a spingere sulla fascia e a inserirsi in zona gol. La doppietta al Milan a S. Siro in Coppa Italia (da cineteca il tiro del 2-1) il suo biglietto da visita, l’incornata vincente per abbattere l’Inter allo Stadium il suo contributo più eclatante al trentesimo tricolore. Tornerà utile anche in futuro.

(Continua…)

Scritto da il 24 mag 2012 . Registrato sotto Generali, News .

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