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L’alfabeto dello Scudetto: la “H”

Di Carlo Vassotto

29 maggio. L’alfabeto dello scudetto lascia spazio, oggi, a quello della memoria e impone di anticipare una lettera particolare, l’iniziale di un nome che, al solo profilarsi, gela il cuore dei tifosi juventini di ogni età: Heysel.

Sono trascorsi ventisette anni da quella tragica sera, il sole radente che colpiva d’infilata il vetusto stadio di Bruxelles, utilizzato solo più per gli incontri della Nazionale belga, eletto a teatro ospitante di una delle sfide più avvincenti di quel periodo, tra due grandi squadre con al seguito due tifoserie numerose e appassionate, quella del Liverpool contaminata dalle ben conosciute e violente frange dei famigerati hooligans. Un’organizzazione deficitaria, anzi criminale, che ammassò a stretto contatto la parte più tranquilla del tifo bianconero e quella più calda e pericolosa di matrice inglese, provocò il verificarsi di uno degli eventi più terribili, più assurdi e assolutamente evitabili della storia del calcio mondiale, costato la vita a 39 persone innocenti, che ebbero il solo torto di voler vivere da protagonisti e da vicino la loro passione sportiva.

Non c’ero all’Heysel, per mia fortuna, ho seguito però allo Stadio Comunale di Torino il match valido per l’Europeo del 1980 tra Inghilterra e Belgio (guarda che combinazione…): ero in curva Filadelfia, quella juventina ma in quell’occasione assegnata ai tifosi britannici, qualche timido sfottò dei pochi italiani come me presenti sugli spalti al gol belga provocò l’attacco delle orde inglesi, una vera e propria azione di guerriglia con consolidate tecniche da commando. Rimasi fermo con un sangue freddo che ancora oggi quasi non mi spiego e venni schivato da energumeni fradici d’alcool a caccia di tutto ciò che si muoveva in modo inconsulto intorno a loro, vidi gente presa a pugni, sbattuta a terra e fatta rotolare giù sulle gradinate, percossa con le aste delle bandiere, inseguita e malmenata senza alcuna pietà. Riuscii infine a fuggire sfruttando il varco aperto da una provvidenziale carica della polizia poco prima che venissero sparati i lacrimogeni e la partita fosse temporaneamente sospesa a causa dell’aria divenuta irrespirabile. Nulla in confronto a ciò che avvenne a Bruxelles, certo, ma per me un’eloquente dimostrazione di cosa fossero capaci i fans d’Oltremanica, sufficiente a sconsigliarmi, a distanza di cinque anni, di seguire la Juve in quella finale.

Oggi non ci rimane che commemorare ancora una volta le vittime di quella tragedia e provare sdegno e rabbia per tutte le vergognose strumentalizzazioni che a più riprese sono state perpetrate negli anni da più parti di un evento che avrebbe dovuto suscitare solo pietà, rispetto, silenzio. Invece ha fatto scaturire e alimentato ben altri sentimenti nei confronti della Juventus, uno soprattutto, data la circostanza davvero incredibile, inaudito e inaccettabile.

Odio.

Scritto da il 29 mag 2012 . Registrato sotto Amarcord, Eventi, Generali, News .

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