L’alfabeto dello Scudetto: la “V”

Di Carlo Vassotto

V come VIDAL – E’ stato uno dei grandi protagonisti del trionfo tricolore, colui che ha ispirato la prima svolta tattica ad Antonio Conte (l’abbandono del 4-2-4 e il varo del 4-3-3), diventando pedina fondamentale nello scacchiere del gioco bianconero. Centrocampista completo, dinamico, aggressivo, instancabile, dotato di buona tecnica e di una continuità prodigiosa, preziosissimo in interdizione e nel pressing finalizzato al sollecito recupero del pallone, scudiero imprescindibile di Pirlo e di Marchisio nella mediana che tutti ci invidiano, si è fatto apprezzare molto anche in fase realizzativa, firmando sette gol quasi tutti di pregevolissima fattura.

I più pesanti li infligge alla Roma mandando in delirio il pubblico dello Stadium, due micidiali rasoiate nei primi otto minuti che stendono la Lupa giallorossa; il più bello lo segna a De Sanctis, doppia finta in dribbling e diagonale da urlo a fil di palo sotto la curva sud a chiudere il conto nel match casalingo con il Napoli. Sigilla il successo interno sul Cesena trasformando il primo rigore concesso alla Juve, merce alquanto in rara lungo tutta la stagione, partecipa con lampi di classe alle goleade ai danni di Parma, Fiorentina e Novara, incarnando sempre al meglio lo spirito guerriero dell’imbattibile Juve dei record ma permeandolo di sostanziosa qualità.

V come VUCINIC – Definito da Mister Conte “il giocatore di maggior talento della rosa a sua disposizione”, croce e delizia dei tifosi per il suo estro intermittente, a volte estraniato in atteggiamenti indolenti e irritanti, altre guizzante e penetrante come un laser che squarcia le difese avversarie per lo più incidendole dalla posizione di attaccante esterno sinistro ma, talvolta, anche con efficacissime incursioni centrali.

Si presenta con un gol e un “rosso” nel match interno con il Bologna, subito agli antipodi della prestazione, come spesso gli capita a causa del suo brutto carattere. Conte ha avuto il pregio di “aspettarlo” oltre ogni ragionevole limite di pazienza, il tempo e i risultati gli hanno dato ragione. Sblocca di prepotenza il match di San Siro contro l’Inter, si ripete in casa con il Cagliari al termine di una delle più belle azioni corali di tutto il campionato juventino, firma il pareggio di Bologna con un sontuoso pallonetto, inaugura la “manita” fiorentina con una sassata dal limite che tramortisce i viola, spezza l’equilibrio con il Napoli grazie a un tiro scoccato dal cuore dell’area e corretto da Bonucci, apre il poker di Novara con un tocco felpato di sinistro sotto la traversa e lo chiude con un destro rabbioso e radente, infine segna il gol-scudetto al Cagliari a Trieste sull’assist sapiente di Leo. Nove reti in totale. Il capolavoro, però, lo dispensa nei tempi supplementari della semifinale di Coppa Italia con il Milan, un bolide di violenza inaudita e di precisione chirurgica sparato quasi da fermo che trafigge Amelia sotto la confluenza tra palo e traversa, cancellando i rossoneri dalla competizione e condannandoli al “triplete” al contrario (zero tituli e fuori da tutto).

La discontinuità di Mirko è una tassa da pagare alla sua classe inarrivabile, quando l’esito è questo il sacrificio non appare eccessivo. Provare a ridurre i propri momenti “vuoti”, però, è un dovere, anche e soprattutto per un campione. Un campione vero.

V come VITTORIA“Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” . La famosa massima di Giampiero Boniperti campeggia sui muri dello spogliatoio e si è instaurata di nuovo nel cuore e nella mente dei giocatori bianconeri come il primo comandamento, il più perentorio, quello che non si può non ascoltare e che si deve cercare di onorare, sempre.

Missione compiuta. E che sia soltanto l’inizio di un nuovo ciclo di trionfi!

(Continua…)

Scritto da il 28 giu 2012 . Registrato sotto Generali, News .

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