Quando nasce una stella

di Carlo Vassotto

Ci sono partite che passano inosservate nella storia del calcio ma che, col senno di poi, diventano in qualche modo storiche per aver ospitato un evento almeno statisticamente rilevante, se non addirittura miliare, sotto certi aspetti.

Tra quelle c’è senza dubbio la sfida che si disputò il 27 settembre 1970 tra il Catania e la Juventus sul terreno del mitico “Cibali”, lo stadio reso celebre dalla  famosa esternazione di Sandro Ciotti durante “Tutto il calcio minuto per minuto” del 4 giugno 1961 per celebrare il 2-0 inflitto dagli etnei all’Inter del Mago Herrera che consegnò di fatto il 12° scudetto ai bianconeri, quel “clamoroso al Cibali” che divenne sinonimo di risultato estremamente sorprendente.

Fu quella la prima giornata di un campionato che vedeva all’opera la Juve affidata ad Armando Picchi, giovane tecnico dal glorioso passato di giocatore nerazzurro chiamato ad impostare un nuovo ciclo sotto la Mole, puntando su una rosa infarcita di esordienti.

Uno di costoro fu Roberto Bettega, giovanotto torinese di belle speranze, juventino da sempre, che coronò quel giorno il suo sogno di bambino abituato a frequentare, accompagnato dal papà, gli spalti del Comunale: giocare nella Juventus.
Fu l’inizio di una carriera straordinaria, riassumibile in pochi, eclatanti numeri: 481 presenze collezionate nell’arco di 13 stagioni e illuminate dalla realizzazione di 178 gol, il primo segnato proprio in quella domenica al Cibali, al 28′ della ripresa. Su cross proveniente da sinistra il numero  11 bianconero staccò imperiosamente e di testa mise in rete alla destra del portiere siciliano il pallone della vittoria juventina.

Entrò così nella leggenda della Juventus uno dei suoi campioni più amati, proponendo subito il pezzo forte del suo vasto e completo repertorio tecnico: il colpo di testa, potente, preciso, spesso in acrobazia, una sorta di segno di riconoscimento, un copyright riconosciuto da generazioni di giornalisti e tifosi nell’uso dell’espressione “colpo di testa alla Bettega”, o spesso “gol alla Bettega”.

Sono trascorsi 41 anni da quel pomeriggio così speciale per colui che sarebbe diventato in breve Bobby-gol, attaccante che sapeva coniugare eleganza e potenza e dimostrò sempre grande intelligenza, sia in campo che fuori, come quando si trovò ad affrontare una grave malattia a metà della sua seconda stagione in bianconero o come quando un brutto infortunio gli impedì di partecipare al Mundial spagnolo che gli avrebbe consentito di laurearsi campione del mondo. O come quando il cataclisma di Calciopoli ne compromise la carriera da dirigente.

Una grande avventura, quella di Bettega, che iniziò proprio a Catania. Che sia di buon auspicio per la Juve di mister Conte.

Scritto da il 25 set 2011 . Registrato sotto Amarcord, Generali, Il mito bianconero, News .

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