Radiatori accesi: la posizione di Moggi

 

L’avv. Tortorella, raggiunta telefonicamente da ju29ro.com, ha commentato in maniera lapidaria “viste le motivazioni, non poteva esserci sentenza migliore da appellare”. E appello sarà, nei prossimi 7 giorni, con il deposito della relativa istanza.

Perché sono condivisibile le parole della legale di Luciano Moggi? Perché la sentenza della CDN resta, immutabilmente, ferma al 2006 ed alle “sentenze rese”, espressione questa che ricorre più volte nella motivazione della “sentenza” (chiamiamola così, per comodità, pur essendo un provvedimento reso non da giudici”) e che potete leggere qui.

Secondo la CDN, obiettivo del procedimento instaurato a seguito di delibera del Consiglio Federale in data 3 marzo 2011 è:

a) verificare se sussistano o meno le condizioni per l’applicazione  della sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC;
b) procedere a tale verifica “sulla base delle sentenze rese” e dei “fatti rilevanti disciplinarmente ivi accertati”, che costituiscono il presupposto della eventuale sanzione.

Sulla base di questo duplice compito, la CDN rileva “evidente l’intrinseca gravità dei fatti e le aberranti conseguenze a cui ha condotto il modo di concepire la competizione sportiva e i rapporti tra le Società partecipanti ai campionati e tra tesserati che ha connotato l’agire del deferito“. Di fatto la Commissione presieduta dal dott. Artico si è limitata a richiamare le “sentenze rese” di cinque anni fa: “è sufficiente considerare che nelle “sentenze  rese” è stato accertata, tra l’altro, “la piena e concreta attitudine” del Moggi “a falsare la classifica” attraverso una continua “opera di condizionamento del settore arbitrale”, attitudine che si è concretizzata in una serie di “episodi, ripetuti nel tempo e nello spazio, incontroversi nella loro storicità” tutti obiettivamente tendenti “al conseguimento dello scopo di  alterazione della competizione per effetto del condizionamento della classe arbitrale”, nonché “dell’ulteriore vantaggio dell’alterazione della classifica e dell’ottenimento della vittoria del campionato, della rimarchevole e irreparabile alterazione della parità di condizioni di contendibilità del titolo sportivo rispetto a molte altre squadre”.

Anche Artico e colleghi finiscono, di fatto, con il riconoscere che la costruzione di pura creazione giurisprudenziale con cui nel 2006 si decise di punire non trova un riconoscimento nella normativa allora vigente: “una condotta illecita e antidoverosa che, seppure non formalmente idonea a dare vita a un “sistema” solo per difetto della previsione dell’illecito sportivo associativo, sicuramente era connotata dal “carattere altamente inquinante della sistematicità e della stabilità organizzativa”.

Mentre sulle deduzioni della difesa riguardanti le intercettazioni che chiamano in causa altri, allo scopo di dimostrare non già che “così facevan tutti”, ma che il rapporto di Moggi non era privilegiato con i settori di Figc ed Aia, la Commissione si limita ad un piuttosto banale: “il fatto che altri soggetti obbligati all’osservanza della normativa federale possano aver tenuto, in ipotesi tutt’ora da accertare, condotte analoghe a quelle acclarate nei confronti del Moggi dalle “sentenze rese”, non fa venir  meno la gravità di quanto contestato al deferito, né incide sulla valutazione demandata alla Commissione ai fini dell’irrogazione della sanzione della preclusione in questo procedimento. Tale valutazione, infatti, dovendo essere espressa esclusivamente “sulla base delle sentenze rese” nei confronti del Moggi, non può prendere in considerazione alcun giudizio comparativo con condotte eventualmente riconducibili ad altri soggetti dell’Ordinamento federale“. Ed è in questo passo che probabilmente si consuma l’illogicità della parte motiva, che probabilmente cozza anche con la pronuncia della’Alta Corte del Coni nella parte in cui chiede congrua motivazione ed attualizzazione della valutazione dei profili disciplinari. Mettetevi comodi, e fate un bel respiro: “né possono influire sulla decisione della Commissione gli elementi istruttori acquisiti nel processo penale pendente nei confronti del Moggi dinnanzi al  Tribunale di Napoli e, in particolare, le testimonianze o le intercettazioni telefoniche  delle quali sono  stati riportati ampi stralci nella memoria difensiva. Sul punto va rilevato,  condividendo le osservazioni formulate dalla Procura federale, che sino  a oggi non risulta essere intervenuta alcuna decisione a modifica della decisione della Corte federale, né in sede di giustizia penale e amministrativa, né all’interno dell’Ordinamento sportivo, non essendo stata proposta alcuna impugnazione per revocazione o revisione delle delibere assunte dagli Organi della giustizia federale. La decisione della Commissione, dunque, non può che riferirsi alla valutazione della gravità dei fatti acclarati nelle “sentenze rese”.

Nella discussione al Parco dei Principi Prioreschi disse: “siamo stati chiamati in questa sede per difenderci. Possiamo difenderci da delle accude, ma come possiamo da delle sentenze rese, senza che sia attualizzato il contesto probatorio?“. Ecco, tutto ciò si è avverato: Moggi è stato radiato perché lo dicono le sentenze del 2006, perché di esse non è stata chiesta revocazione e revisione, perché ciò che è emerso dopo non può essere valutato. Ed allora, perché istruire questo ennesimo processo burla? Come ci si può difendere da una “sentenza resa”? Dov’é la congrua ed ampia motivazione che il Coni ha esplicitamente richiesto, se ci si è limitati ad un brutale copia – incolla?

La Corte di Giustizia Federale sarà giudice d’appello. Spetterà poi all’Alta Corte del Coni l’ultima parola in sede sportiva. Poi, eventualmente, si spalancheranno le porte dei tribunali amministrativi.

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Scritto da il 15 giu 2011 . Registrato sotto Calciocaos, Calciopoli attualità, Generali, News .

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