Scomodamente: Andrea Agnelli de la Mancha
“Lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa, e così da giorni abbiamo solo calci nel sedere“. Così recita il “Don Chisciotte” di Francesco Guccini, in uno dei più emozionanti esempi del grande cantautorato italiano. Ispirato dall‘immortale personaggio creato da Miguel de Cervantes, Guccini da voce al dialogo tra il cavaliere della Mancia e lo scudiero Sancho Panza. Il primo animato da nobili ideali, compie gesti al di là dell’umana comprensione. Il secondo segue il “folle” cavaliere con la promessa di ricchezze e terreni.
Ed è proprio rifacendoci a quel verso della canzone di Guccini, e all’affascinante figura del Cervantes, voglio proporre, con pia venerazione per i due, questo inedito paragone. Le strade di Don Chisciotte e di Andrea Agnelli oggi più che mai sembrano incrociarsi. Come il primo sbatteva contro i mulini, resi giganti dalla sua straordinaria mente, così Agnelli rischia di schiantarsi contro la carta morta delle leggi. Fogli stampati che plasmati con “arte” possono far dire tutto e il contrario di tutto, e che adesso impediscono agli juventini di godere a pieno dei 29 titoli italiani conquistati sempre e solo sul campo.
Agnelli probabilmente fallirà nel cambiare quel verdetto ingiusto ormai già scritto cinque anni fa. Così come il cavaliere della Mancia ha fallito nell’impresa di difendere i deboli e riportare la giustizia. Ma i due nella sconfitta terrena trovano però la vittoria eterna. Perde solo chi smette di provarci, chi si arrende. Andrea e don Chisciotte non si danno per vinti nonostante “l’apparenza delle cose“, e da romantici continuano la loro battaglia. Una guerra che li porta a “sputare il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte“. E noi, popolo bianconero, nel combattere fianco a fianco con Andrea, dovremo essere il degno scudiero che Don Chisciotte non ha trovato nel suo Sancio.
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