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Se fossimo in un paese normale…

Di Maurizio Inca

Se fossimo un Paese civile, prima di infangare il nome dei propri cittadini, gli organi di giustizia, a qualsiasi giurisdizione appartengano, si muoverebbero con molta circospezione e cercherebbero di fare in modo che il materiale di indagine non trapelasse con la stessa facilità con cui Pirlo riesce a servire un uomo lanciato a rete.

Se vivessimo in uno Stato democratico non si permetterebbe che un incensurato venga abbandonato alla gogna pubblica, semplicemente perché chicchessia ha deciso di attribuirgli fatti e situazioni tutte da verificare, anzi , in realtà facilmente accertabili, visto che, nel caso specifico, sarebbe bastato interrogare tutti coloro che erano presenti al momento della famosa riunione tecnica, antecedente alla presunta partita truccata (Siena-Novara), per ottenere i necessari riscontri sulla attendibilità e veridicità delle dichiarazioni di un reo confesso/pentito.

Se l’esercizio della giurisdizione fosse ancora attraversato dall’afflato di sacralità di cui parlava Calamandrei, e non avesse surrogato la ricerca della verità con la visibilità mediatica, un P.M. non parlerebbe di “gravi elementi di responsabilità” sulla semplice base delle dichiarazioni del solito reo confesso/pentito. Testimonianza de relato su fatti appresi da un terzo (Capuano) che a sua volta afferma di aver ricevuto da un fantomatico intermediario – questi pentiti ricordano fatti e dichiarazioni a distanza di anni, ma delle volte dimenticano nomi (sig!) – delle pressioni in nome e per conto del presidente del Siena. Una sorta di dichiarazione de relato su fatti appresi de relato, per interposta persona. Non ci vuole un professore di procedura penale per capire che parlare di gravità degli elementi di responsabilità è almeno improvvido.

Se avessimo un informazione veramente libera ed equilibrata, che cercasse di raccontare e commentare gli avvenimenti e non di manipolarli e subordinarli alle opinioni personali e alle linee editoriali di giornali e tv, probabilmente si eviterebbe di rovinare la vita di liberi cittadini che spesso, dopo anni di gogna mediatica, risultano completamente estranei alla commissione di qualsivoglia illecito.

Se non fossimo in Italia, probabilmente, tutta questa faccenda avrebbe assunto contorni e dimensioni differenti. Non certo meno rilevanti, ma più sostanziali. Perché, come ha dimostrato la farsa del 2006 (ricordate quando ci raccontavano che il calcio era stato finalmente depurato dalle sue scorie più pericolose, e che era diventato uno sport per soli onesti di smoking bianco vestiti??), o addirittura Tangentopoli, il clamore e l’accanimento mediatico/ giudiziario non danno alcuna garanzia né dell’affermazione della verità e men che meno della punizione di tutti i colpevoli .

Scritto da il 5 giu 2012 . Registrato sotto Generali, News, Social&Media, Spazio tifosi .

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