Nel testo della prefazione di questa serie di articoli abbiamo scritto che ci occuperemo degli “avvenimenti che vanno dal 2006 ad oggi, da una prospettiva diversa tutta improntata a vagliare, parola per parola, atto per atto, ciò che riguarda l’atteggiamento di Juventus F.C. nelle persone dei dirigenti, proprietari e loro rappresentanti“: non è vero. O meglio, non è tutto: ci occuperemo anche del post del 2006, senza però perdere di vista ciò che del 2006 fu l’antefatto. E non solo dei rappresentanti della Juventus ci occuperemo, nel senso tecnico di rappresentanza legale: da sempre il connubio è tra Juventus ed Agnelli, e la famiglia Agnelli, oltre ai volti e nomi più noti, consta di personaggi magari meno “mediatici” ma fondamentali negli equilibri della famiglia, pur non facendone parte nel senso di rapporti di parentela.

Tanto per capirsi: nessuno può credere che nel 2006 la Juventus sia retrocessa in serie B accettando un processo sommario perché “non aveva scelta“. La proprietà della Juventus, che poi è la stessa della Fiat, non può permettere mai e poi mai che un’azienda del gruppo, per di più quotata in borsa, subisca un danno economico, d’immagine e tecnico di tal portata senza opporre una minima resistenza. Resistenza che non è mai esistita, né nella forma di difesa legale né di opposizione, per così dire, “politica”: come esternazione del maggior gruppo di potere in Italia. Anzi, da anni sappiamo che membri della “famiglia” agirono in senso opposto, come ebbe modo di ricordare Sepp Blatter ( non esattamente un parvenus ) nell’arcinoto retroscena del ritiro del ricorso al Tar: “credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare. Quando scoppiò Calciopoli nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. E’ in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo”.

Del resto, se Montezemolo si è potuto permettere di agire in questo modo, non l’ha certo fatto agendo da scheggia impazzita: basti pensare che ancora oggi la Juventus paga lo scotto di quel ritiro scellerato. E dunque Montezemolo ha messo in campo non solo il nome e l’autorità sue proprie, ma quelle del gruppo che rappresentava: egli era il presidente Fiat, succeduto poco più di due anni prima ad Umberto Agnelli.

In definitiva, la “famiglia” (utilizziamo il virgolettato perché con l’espressione vi includiamo anche elementi che non hanno rapporti di parentela, ma occupano posizioni di potere in una struttura fortemente gerarchizzata ) ha voluto, o quantomeno ha colto l’occasione fornita da Calciopoli. Se si fosse opposta, staremmo parlando di tutt’altra storia recente del calcio italiano.

Quale fosse il potere della “famiglia” non è certo difficile da ipotizzare, per chi ha deciso per anni, da dietro le quinte, gli sviluppi dell’industria italiana ( e Fiat di fatto comandava in Confindustria), della politica ( pensate solo all’influenza della Fiat nella politica dell’occupazione o negli anni caldi dell’agitazione sindacale ), dell’editoria ( Giovanni Agnelli decideva senza preavviso se rimuovere dall’incarico i direttori de La Stampa o del Corriere, giovandosi anche dell’amicizia che lo legava a  De Benedetti, e quindi al gruppo L’Espresso ) ; e tanto altro ancora.

Per capire meglio dove e come potesse arrivare la longa manus degli Agnelli, vi racconteremo nei prossimi articoli alcuni aneddoti passati agli annali della finanza, che testimoniano ad un tempo il potere e la capacità dei maggiori esponenti della “famiglia” e dei loro manager, tali da potersi imporre anche sui maggiori capitalisti e banchieri del loro tempo.

COMMENTA L’ARTICOLO SUL NOSTRO FORUM