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Vi racconto la “vita normale” di Pavel – 1a parte

In questi giorni di festa, Canale Juve ha deciso di regalarvi i momenti più belli e più significativi, della vita di Pavel Nedved, raccolti nella sua autobiografia “La mia vita normale. Un viaggio alla scoperta dell’uomo prima ancora che dell’atleta, non partigianamente juventino ad ogni costo, anzi, dove però emergono chiaramente le straordinarie caratteristiche umane che lo hanno reso uno degli idoli più amati della storia bianconera.

Cio che vi proponiamo non vuole essere un sostituto del libro, che abbiamo letto con passione tutto d’un fiato, e di cui vi consigliamo caldamente l’acquisto, perchè merita di essere vissuto per intero.

INFANZIA, FELICE ED IRREQUIETA

Molti di noi vedendo l’estrema disciplina e tenacia presente in Nedved, ma più in generale in quasi tutti i giocatori provenienti dai paesi dell’est, tendiamo ad immaginare un’infanzia, dura, povera, immersa nella austera severità dei paesi del blocco comunista in periodo di guerra fredda, che ha temprato lo spirito quasi glaciale di questi uomini. Ebbene, Pavel ci dice che non è così. Il padre, Vàclav, lavorava in miniera, mentre la madre era commessa nell’emporio del paese. I nonni lo hanno cresciuto, lasciandogli un’estrema libertà. Non avvertiva, nell’ingenuità di un ragazzino, il peso dello stile di vita imposto dal regime, ma anzi ammette con estrema franchezza di aver, ad esempio, potuto godere delle ottime infrastrutture sportive, disseminate su tutto il territorio. Le giornate passavano tra la sua grande passione, il calcio, e ragazzate fatte con gli amici, come quella di rubare la frutta nei campi circostanti il paese.

IL TATRAN SKALNA ED IL PRIMO IDOLO: PETER!

Maglia nero-verde del Tatran Skalna, questa la prima divisa di Pavel Nedved. Quando andava bene, altrimenti si giocava con ciò che gli veniva passato, l’importante era divertirsi. Ed è proprio con questi colori che incontra il suo primo grande idolo, che non era Pelè o Maradona ma Peter: “Giocava anche lui nel Tatran e aveva qualche anno più di me. Tecnicamente fortissimo, faceva cose che altri non sapevano fare, ed io cercavo di imitarlo e quando giocavo con quelli più grandi speravo sempre di finire in squadra con lui. Insieme eravamo imbattibili, grazie a lui sono migliorato molto. Peter è finito nelle serie minori, aveva un difetto che l’ha fregato, una di quelle cose che la natura ti da e di cui fatichi a liberarti. Era grassottello e tendeva ad ingrassare ulteriormente. Metteteci anche una certa passione per la birra…ci vediamo ancora, è un ragazzo simpaticissimo, ora fa il meccanico. Quando giocavo in Nazionale facevo sempre in modo di trovargli qualche biglietto, sono sempre stato fiero di mostrargli quanto ero diventato bravo.”

IL RAPPORTO CON IVANA

La moglie, la confidente, la compagna di una vita, rappresenta un tema costante di tutta la biografia. Non so quanto consapevolmente, ma non riesce a far passare 2 pagine, senza sentire il bisogno di ribadire l’enorme legame, la complicità, la forza che ha sempre trovato nell’unico amore della sua vita. Sono cresciuti insieme fin da ragazzini, il loro legame deve essere qualcosa di inossidabile, e molte delle scelte fatte da Pavel, non ultima quella di ritirarsi nel 2009, trovano una spiegazione nell’importanza cruciale che da al rapporto con Ivana, e con i figli che hanno concepito. Carattere tostissimo quello della moglie della furia ceca, nel libro traspare spessissimo, dalle decisioni di Pavel, al rapporto di Ivana con Umberto Agnelli o Mino Raiola.

TRA LA RIVOLUZIONE DI VELLUTO E PRAGA

Fatti storici e personali si intrecciano, e non potrebbe essere altrimenti dato il contesto in cui la storia si svolge. Mentre a livello personale il 18enne Pavel viene lanciato fuori dal suo paesino, arrivando a Praga, prima sponda Dukla ed in seguito allo Sparta, nel paese è in atto la cosidetta rivoluzione di velluto, che porta alla caduta del regime comunista cecoslovacco. Pavel racconta tutto con estrema franchezza, dallo spirito di rivalsa che lo portò a partecipare alle manifestazioni di protesta contro il regime, ma anche del dispiacere profondo che ha provato nel vedere la propria patria, ed a vivere un pezzo della propria terra, dei propri amici, dei propri ricordi, come terra straniera, dopo la spartizione tra Repubblica Ceca e Slovacchia. L’arrivo a Praga coincide con la prima proposta di convivenza ad Ivana, in uno spaziosissimo monolocale di 36mq, e siccome uno degli aneddoti è proprio su una vigilia di Natale, mi pare doveroso riportarlo: “Una delle volte che la feci arrabbiare di più fu il 24 dicembre, la vigilia di Natale. Per noi quella cena ha sempre avuto un’importanza particolare e, anche se vivevamo in una casa minuscola, Ivana aveva tutta l’intenzione di onorare quella festa. Peccato che quel pomeriggio avessi deciso che non potevo fare a meno di correre e sudare, come al solito, con il risultato di costringerla a un bucato imprevisto e sopratutto a una cena in mezzo ai panni stesi…” Altro aneddoto, quello su un Pavel insolitamente alticcio…”lei sa che quando alzo un po’ il gomito, divento un po’ noioso e particolarmente testardo, quindi se succede, cerca di farmela pagare…Ai tempi di Praga, una sera volevo a tutti i costi guidar dopo una cena un po’ impegnativa. Non volevo sentir ragioni. Ivana non aveva la patente e fu costretta ad assecondarmi, o meglio sarebbe, perchè non ce ne fu bisogno. Mi addormentai al posto di guida, appena salito in macchina, ancor prima di girare la chiave. Per punizione di notte mi tolse le coperte, e aprì le finestre, e vi garantisco che dormire seminudo e con le finestre aperte a Praga non è come farlo ai Caraibi! Da quella volta cerco di bere meno…O almeno a fare in modo che non se ne accorga!”

JAN KOLLER

Tutti noi ricordiamo questo gigante ceco, attaccante dal fisico impressionante e dall’ottima carriera. Pavel però ci racconta gli esordi assai particolari: “A 18 anni cominciò a giocare in attacco, così, tanto per fare, sempre nel calcio minore e con poche ambizioni. Nel frattempo, essendo un ragazzo serio, si era cercato un lavoro, lavorava in banca. Nel campionato riserve segnava mille gol, quasi tutti di testa, e lo Sparta Praga, si interessò al suo cartellino. Quando la prima squadra di una società così ti cerca tu puoi solo dire sì…A meno che tu non ti chiami Jan Koller. Jan risposte che non aveva tempo, così senza nemmeno scomporsi troppo. Disse che doveva lavorare e non poteva allenarsi con la prima squadra, aveva cose più serie da fare…”

Si chiude qui questa prima parte della vita normale di Pavel, domani vi sarà la seconda ed ultima parte, dove vi racconteremo di Zeman, dell’ambiente laziale, dell’arrivo alla Juve, del rapporto con Umberto ed Andrea Agnelli, di Raiola e di Mourinho, ed ovviamente del 28simo e del 29simo scudetto bianconero cancellati da calciopoli, non perdetelo…

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Scritto da il 25 dic 2010 . Registrato sotto Il mito bianconero, News .

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